Che ci volete fare...
Non mi piace proprio questa piattaforma.
Come dire: il primo amore non si scorda mai, gli altri, invece...
Vabbeh, venitemi a trovare qui, dai aquilanonvedente.wordpress.com/
Secondo me vi sono tre categorie di libri.
I libri che vale la pena leggere.
I libri che vale la pena comprare e leggere.
I libri che non solo non vale la pena né comprare né leggere, ma che non dovrebbero nemmeno essere scritti e, qualora lo fossero, non dovrebbero essere pubblicati.
Sorvolo sulla terza categoria.
I libri che appartengono alla prima categoria possono essere presi a prestito in biblioteca, da amici oppure, se acquistati (per sbaglio), finiscono sepolti in mezzo agli altri, avendo esaurito la loro funzione una volta arrivati alla fine.
I libri della seconda categoria, invece, sono quelli che si possono leggere, rileggere, osservare, meditare, sottolineare, discutere. Sono i libri che suscitano emozioni, ricordi, pensieri, a volte anche parole. Sono libri che entrano a far parte della nostra vita, perché l’hanno arricchita.
Ho avuto la fortuna di comprare e leggere diversi libri della terza categoria e tanti altri spero di comprarne e leggerne ancora.
L’ultimo, finito proprio qualche ora fa, è L’ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery.
Premetto che io non sono solito acquistare i cosiddetti best-seller, anche perché mi piacciono i classici. In genere i libri li lascio decantare un poco, ma ogni tanto mi concedo uno strappo.
Me lo sono concesso con FIRMINO, di Sam Savage e ho replicato con quest’ultimo.
Non mi sto a dilungare sulla trama, che si può trovare dappertutto, e nemmeno sul finale (anche questo si trova in rete).
Il libro parte benissimo:
"Mi chiamo Renèe. Ho cinquantaquattro anni. Da ventidue sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l’alito di un mammut."
Ma questa portinaia cela un segreto: è una persona coltissima, che sta ben attenta a mantenere il proprio segreto.
Nello stesso palazzo vive una geniale ragazzina di dodici anni e mezzo, Paloma, che coscientemente vuole suicidarsi al compimento del suo tredicesimo anno.
Il libro parte bene, dicevo. Per le prime 30-40 pagine il ritmo è sostenuto, poi ha un leggero calo, diciamo per un 50-60 pagine.
Riprende con slancio all’arrivo di Kakuro, un ricco e colto giapponese al quale bastano poche parole per smascherare Renèe e riconoscere la genialità di Paloma.
E allora fra i tre nasce una tenerissima amicizia e anche qualcosa di più tra Kakuro e Renèe.
Ma Renèe non fa in tempo ad assaporare pienamente le nuove e la vecchia amicizia (una sola, Manuela, una donna delle pulizie in uno degli appartamenti del palazzo, con la quale si ritrova a bere tè e mangiare pasticcini), perché muore investita da un camioncino.
Muore quando “avevo incontrato l’altro ed ero pronta ad amare”.
E lascia Manuela, Kakuro, Paloma, Lev (il suo gatto) e le sue camelie, rivede il padre “che rivolta la terra di giugno, con la schiena china e le braccia stanche”.
E la piccola Paloma chiude così la storia:
“Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.
Sì, è proprio così, un sempre nel mai.
Non preoccuparti Renèe, non mi suiciderò e non darò fuoco proprio a un bel niente.
Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca dei sempre nel mai.
La bellezza qui, in questo mondo”.
Questi personaggi mi hanno lasciato qualcosa dentro.
Con loro ho ritrovato persino il gusto della lettura mattutina, nella calma e nella tranquillità (e nell’aria fresca) delle prime ore della giornata.
Ora il libro lo ripongo, con le note e le sottolineature fatte durante la lettura.
Lo riprenderò in mano forse fra tanti anni e ricorderò questi momenti e queste sensazioni.
… attacco di nostalgia.
Nessuno si fermò a soccorrerlo.
Eccheccazzo!

Sarà il periodo un po’ così, ma tornano prepotentemente a galla momenti irripetibili del mio passato.
L’ultimo è affiorato stamattina.
Ricordo quando da adolescente quattordici-quindicenne, durante le lunghe e calde estati degli anni settanta, mi recavo ogni tanto in edicola ad acquistare i gialli Mondadori, oppure, se avevo i soldi, i classici del giallo. Qualche volta anche quelli della Garzanti.
Poi tornavo a casa e li leggevo avidamente, seduto sul balcone, accanto alla gabbietta dei canarini (un giorno devo raccontare dei miei canarini e di una in particolare, innamorata di me…).
La sicurezza era garantita dai miei genitori.
C’erano tanti parenti che giravano per casa.
C’erano gli amici di scuola e gli altri, quelli del tennis.
C’erano tante speranze.
C’erano…
Non so cosa pagherei per poter rivivere qualche secondo di quegli attimi di felicità e spensieratezza.
Sarebbe la migliore vacanza, quest'anno.
Sarà un'estate durante la quale io invecchierò un po' di più, riderò e soffrirò un po'.
Stamattina l'episodio era soltanto un vago ricordo. Doccia, colazione, vestizione e... mentre stavo seduto sul cesso (leggasi cesso) osservo il bordo della vasca da bagno e cosa vedo? Due capelli.
Il primo post, dopo quello di apertura, non posso non dedicarlo alla mia piccolina.